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19 Marzo 2019

19 Marzo: San Giuseppe e la festa del Papà... o come si dice in Toscana, la festa del Babbo!

I dolci celebrativi di questa giornata...

"Ogni uomo può essere padre. Ci vuole una persona speciale per essere un papà!" 

La festa del Papà o del Babbo, è una ricorrenza celebrata in tutto il mondo ma la data varia da nazione a nazione. La prima festa del papà fu celebrata negli Stati Uniti il 19 giugno 1910, per volere di una donna americana, tale Sonora Smart Dodd che, ispirata da un sermone ascoltato in chiesa durante la festa della mamma del 1909, sollecitò per la prima volta l'ufficializzazione di una festa dedicata anche alla paternità. La signora Dodd organizzò i festeggiamenti una prima volta il 19 giugno del 1910 a Spokane,Washington. La scelta del mese di giugno fu dovuta al fatto che proprio in giugno si festeggiava il compleanno del padre della signora Dodd. Da allora la festa del papà si diffuse in tutto il mondo, anche se il giorno della sua celebrazione può variare da nazione a nazione: molti paesi hanno mantenuto la terza domenica di giugno come giornata dedicata alla festa del papà.

In Italia, come in altri paesi di tradizione cattolica, tale giorno viene celebrato il 19 Marzo, giorno in cui si festeggia San Giuseppe, protettore dei padri di famiglia.

In Italia la ricorrenza è spesso accompagnata da tradizioni e usanze tipiche, che tendono a variare da regione in regione. Secondo la tradizione popolare, San Giuseppe protegge gli orfani, le giovani nubili e i più sfortunati, motivo per cui, in alcune aree, il 19 marzo è tradizione invitare i poveri a pranzo, mentre altrove la festa viene fatta coincidere con la festa di fine inverno.

Il comune denominatore che unisce tutte le ragioni da nord a sud è quello legato all’arte culinaria, in particolare alla tradizione che prevede di celebrare questo giorno con dolci tipici.

Il dolce tipico di questa festa e il più conosciuto è senza dubbio la zeppola di San Giuseppe: un guscio di pasta bignè fritta o al forno, che custodisce una crema pasticcera densa, dolcissima e profumata, sulla cui sommità poggia un’amarena o una ciliegia sotto spirito. È la storia ad attribuire la paternità delle Zeppole di San Giuseppe a Napoli. La prima ricetta ufficiale si trova, infatti, nel Trattato di Cucina Teorico-Pratico del celebre gastronomo Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, che nel 1837, con lo stile semplice e immediato che lo contraddistingueva, la mise nero su bianco in lingua napoletana.

La ricetta della zeppola classica suggerita dal Cavalcanti, prevede l’utilizzo di pochi ingredienti: farina, acqua, un po’ di liquore d’anice, marsala o vino bianco, sale, zucchero e olio per friggere.

Ma l’origine della zeppola pare abbia radici ben più antiche e come per molti dolci, anche la loro nascita è avvolta dalla leggenda e si ricollega a tradizioni antiche e diverse tra loro. Quel che è certo è che il dolce inizia a prendere la forma che conosciamo oggi, solo nel 1700 e si narra che fossero le suore le più brave a cucinarle, sebbene non è ancora possibile affermare con sicurezza se, per la prima volta, furono preparate dalle monache dello Splendore e della Croce di Lucca o, invece, dalle monache di San Basilio del Monastero di San Gregorio Armeno.

Altri, tuttavia, ritengono che la ricetta attuale della zeppola sia opera di quel Pintauro ideatore della rinomata sfogliatella il quale, rivisitando le antiche frittelle romane e ispirandosi al Cavalcanti, ne arricchì l’impasto con uova, strutto e aromi per poi friggerle due volte, prima nell’olio bollente e poi nello strutto fuso. La zeppola di San Giuseppe, dunque, nasce fritta anche se oggi si trovano versioni “alleggerite”, meno caloriche e dal sapore più delicato. La versione più moderna prevede l’uso della pâte à choux, una tipologia di pasta le cui origini risalgono addirittura al ‘500 allorché fu creata da un pasticcere italiano a Parigi al seguito di Caterina de’ Medici.

Ma oltre alle Zeppole, un’altra prelibatezza tipica di questa giornata proviene invece dalla tradizione Toscana e Umbra… le frittelle di riso. Anch’esse di origine antica e descritte già nel “Libro de arte coquinaria” del Maestro Martino de' Rossi: “Fa' cocere il riso molto bene ne lo lacte, etc avandolo fora per farne frittelle observerai l'ordine et modo scripto di sopra(allude alle ricette precedenti in cui si parla di “fare le frittelle tonde") con mano ovvero in quale altra forma ti piace, mettendole a frigere in bono strutto o botiro, overo in bono olio, excepto che non gli hai a mettere né caso (formaggio) né altro lacte”.

La tradizione vuole che si mangino frittelle sino a scoppiare, come “offerta” simbolica al Santo. Così fin dal primo mattino, il profumo della frittura si sparge nelle case e per le strade. Riguardo alla preparazione del famoso dolce, vi è un ampio dibattito: c’è chi ci mette la farina nell’impasto e chi no, chi cuoce il riso solo nel latte, chi in acqua e latte in parti uguali, chi ci mette l’uvetta e chi no. Noi per esempio amiamo aromatizzarle con un po’ di rhum.

Zeppole Campane, frittelle di riso Toscane ed Umbre… è non è finita qui; nel nord dell’Italia, il dolce tipico di questo giorno è la raviola fatta con un guscio di pasta frolla e ricoperta di crema e marmellata. Anche questa può essere cotta al forno o fritta. In provincia di Bologna, ogni anno nella terza domenica di marzo, si celebra questo dolce con una festa speciale.

In Sicilia, infine, a San Giuseppe si preparano le zeppole di riso, anche note come crespelle di riso, dei dolci fritti tipici della tradizione catanese a base di riso, aromatizzati con buccia d’arancia e miele.

Una giornata speciale da celebrare con uno dei dolci tipici che la celebrano… quindi Buona Festa del Papà/Babbo a tutti i padri sparsi per il nostro Bel Paese o nel mondo!